Effige Madonna della Montagna

La parrocchia “San Nicola-Maria SS. della Montagna”, come è facile dedurre dal nome, è nata dall’accorpamento dei due enti ecclesiastici già esistenti sul territorio. Il provvedimento è stato attuato da Mons. Benigno Papa e sancito dal suo decreto del 15 giugno 1986 pubblicato a pag. 66 del Bollettino Ecclesiastico della Diocesi (Anno V – n. 1 – gennaio-giugno 1986).

Cinque giorni prima, con altro suo decreto, Mons. Papa aveva disposto l’ “estinzione” di novantatre enti ecclesiastici della diocesi. Tale provvedimento ha interessato anche le due prebende parrocchiali di Galatro (Vedi: Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, N° 139 del 18 giugno 1986, pag. 12).

Va, inoltre, ricordato che il 10 giugno 1979 la Santa Sede, in applicazione del decreto “Quo aptius” della Sacra Congregazione per i Vescovi, “al fine di provvedere nel modo più conveniente alle necessità spirituali dei fedeli del nostro tempo”, aveva disposto il “cambiamento dei confini e del nome della Diocesi di Oppido” così come era stato perorato dal suo amministratore apostolico Mons. Santo Bergamo. In seguito a tale decisione le due parrocchie galatresi (insieme a diverse altre della provincia reggina) sono state poste sotto la giurisdizione del vescovo di Oppido-Palmi.

Il provvedimento, com’era prevedibile, ha suscitato non poca sorpresa tra i fedeli locali perché le parrocchie galatresi, da molti secoli e sin dalla loro prima istituzione, erano giuridicamente appartenute alla diocesi di Mileto il cui vescovo, a decorrere dal lontano 1390, per concessione del Re Ladislao, aveva avuto la “signoria” di metà paese e aveva continuato a fregiarsi del titolo di Barone di Galatro anche dopo aver “venduto” il suo feudo alla famiglia “Milano-Franco” e successivamente all’emanazione della legge sulla eversione della feudalità.

Il decreto di Mons. Papa, però, ha stabilito solo il cambiamento giuridico dell’ente ecclesiastico perché per la concreta unificazione delle due parrocchie è dovuto passare ancora molto tempo. Essa, infatti, si è avuta molti anni dopo e soltanto quando i fedeli hanno preso consapevolezza che il continuo spopolamento del paese (e la sempre più esigua disponibilità di sacerdoti) non consentivano che la comunità potesse continuare ad avere due diversi enti ecclesiastici e due parroci.

Effige San Nicola

E nonostante la contrazione fosse conseguenza naturale delle nuove situazioni sociali, era ugualmente molto difficile da accettare, giacché, nella sua secolare storia civile e religiosa, Galatro ha avuto sul suo territorio tredici chiese consacrate, diversi importanti conventi basiliani, due comunità di frati cappuccini e, nel XVIII secolo, soltanto nella basilicale chiesa di Santa Maria della Valle celebravano quotidianamente 22 sacerdoti.

Il decreto di accorpamento delle parrocchie, pertanto, era visto come un salto indietro che in un sol colpo operava un taglio netto alla tradizione e disconosceva la secolare tradizione di profonda e diffusa religiosità che ha contraddistinto il paese nel corso dei secoli passati. Anche per questo i fedeli hanno cominciato ad accettare l’accorpamento soltanto quando si sono resi conto che il parroco non poteva celebrare le solennità liturgiche in entrambe le chiese ma in orari diversi ed ha cominciato a predisporre un unico svolgimento. Alternandolo, di volta in volta,  ora in una ex parrocchiale ora nell’altra.

Tutto ciò cominciò a concretizzarsi nei primi anni del secondo millennio allorchè il parroco, don Cosimo Furfaro, insieme alle celebrazioni liturgiche, ha unificato i due cori e, cosa assai importante, è riuscito a convincere i fedeli - soprattutto i più anziani dell’ex parrocchia “trans flumen”, molto restii ad accettare l’innovazione – che i tempi delle discordie e degli antagonismi tra le due ex parrocchie per opposizioni campanilistiche di natura religiosa sarebbero stati inutili perché quel retaggio antico era stato abbondantemente superato dai tempi e dalla più diffusa cultura.

Così i due cori sono stati unificati in un solo “coro parrocchiale”, nei comitati organizzatori delle feste civili sono entrati a far parte fedeli di una e dell’altra parte del paese e un unico consiglio pastorale e consiglio affari economici ha affiancato il parroco.

Così facendo, l’unificazione delle due parrocchie è stata attuata e, nel suo piccolo, è stata vista come un primo ma importante passo verso il raggiungimento del senso ecumenico della chiesa.

 

Umberto Distilo