Madre, proteggi e prospera chi te pregando onora: ai piè dei colli è Galatro a te devota ognora. In tutti i di soccorrilo, O d'Israello onor Madre, Montagna mistica, Ultimo e primo amor.
In questo anno particolare con maggiore intensità ci rivolgiamo alla Madonna della Montagna invocando la sua intercessione per tutti noi. Le difficoltà del tempo presente non siano un alibi per allontanarsi dalla fede, dalla Chiesa, dalla Salvezza che solo Cristo può dare. Vergine Maria soccorrici in ogni difficoltà e mantienici sempre nella comunione con Cristo nella Chiesa.

Don Camillo spalancò le braccia [rivolto al crocifisso]: “Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?”.

“Don Camillo, perché tanto pessimismo? Al­lora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”.

“No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pu­dore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui parlavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne […] Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”.

Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla in­tatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomi­ni di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini di ogni razza, di ogni estrazione, d’ogni cultura”.

 

Tratto da Giovannino Guareschi, Don Camillo e don Chichì, in Tutto Don Camillo. Mondo piccolo, II, BUR, Milano, 2008, pp. 3114-3115

Dai Tempi di Gesù la Madonna e colei che porta al Salvatore. Con questa certezza confidiamo nella sua materna benevolenza e intercessione. Preparandoci alla festa desideriamo presentare al Signore, per l’intercessione della Madonna, le nostre attese, le nostre ansie e ringraziare per le nostre gioie.
Quest’anno a causa del coronavirus non possiamo festeggiare com’è nostro costume ma ciò non impedisce di prepararci e vivere la festa con la devozione che ci contraddistingue. Con questo cuore diciamo Madonna della Cona noi confidiamo in te.

Cento le sedie sistemate la prima sera della novena, nel rispetto della normativa vigente. A differenza degli altri anni, che il tutto si svolgeva nella piazzetta antistante la chiesa del Carmine, quest’anno abbiam dovuto optare per una nuova sistemazione, occupando parte della via Garibaldi, sin dalla prima sera della novena. Come dicevo, cento sedie, distanziate un metro l’una dall’altra, occupavano un bel po’ di spazio e l’occhio comunicava alla ragione che forse erano troppe, il cuore era incerto. Alle diciannove Giuseppe ha suonato la prima chiamata. Ancora solo pochissime persone occupavano le prime sedie. La Signora Adua ha iniziato la recita del Rosario per terminarlo prima della messa con l’inno alla Madonna del Carmine, canto tradizionale che solo lei e altre poche persone conoscono, peccato.