Là dove la toponomastica locale vorrebbe che avessero limiti comuni le contrade Castellace e Carcafera, da secoli, infatti, una bianca piccola edicola votiva è luogo di raccoglimento e di preghiera per i pastori di passaggio e per i fedeli di tutta la zona. Riteniamo, infatti, che l’odierna ‘Cona’, anche se più volte ricostruita nel corso dei secoli, abbia origini basiliane. […]

 

Già nel 1823 si pensò alla costruzione di una chiesa in contrada Santa Maria di Palangati che avrebbe dovuto servire alle necessità spirituali di tutti i fedeli che dimoravano in montagna. Il progetto, però, non venne realizzato perché sul parere favorevole espresso dal decurionato galatrese e dal vescovo di Mileto è prevalso quello contrario di Giovanni Maria Milano, marchese di San Giorgio. Il progetto di costruire a Santa Maria un villaggio e, con esso la chiesa sfumò e bisogna aspettare mezzo secolo prima che si tornasse a ipotizzare la costruzione di una chiesa ‘rurale’ sull’altipiano di Castellace che servisse ai bisogni spirituali delle famiglie di contadini e di pastori che lo abitavano. […]

In concomitanza coi festeggiamenti per il centenario della Parrocchia, infatti, a rispolverare la vecchia idea fu Don Bruno Scoleri che conosceva le secolari quanto legittime aspirazioni di quei suoi parrocchiani. Lo ha solennemente promesso ai numerosi fedeli convenuti alla ‘Cona’ nel discorso di saluto pronunciato il 10 giugno allorché, dopo una giornata di festa, la statua della Madonna stava per intraprendere il viaggio di ritorno in paese…

Tutto il suolo attorno alla ‘Cona’, luogo prescelto per innalzare il piccolo tempio, apparteneva al Duca Giovanni Sforza Milano, il cui casato da secoli vantava la signoria su vasti possedimenti posti nel territorio del comune di Galatro. Il parroco chiese il terreno al Duca che, senza alcun indugio, concedette alla parrocchia quanto gli veniva chiesto. Ma nel frattempo erano trascorsi alcuni anni.

Soltanto nella primavera del 1964, infatti, grazie anche alla collaborazione dell’amministrazione comunale e, per essa, di quella personale del sindaco Bruno Marazzita, con una toccante cerimonia, veniva murata la prima pietra della costruenda chiesetta rurale in prossimità dell’antica ‘Icona’ dedicata al culto di Maria SS della Montagna…

La grossa pietra posta a fondamento della nuova chiesa è arrivata sui piani di Castellace sulle spalle del sig. Angelo Cannatà, come se si trattasse di un viaggio penitenziale compiuto per sciogliere un voto. L’ha caricata nel greto del Rio Secco, in prossimità dell’edicola votiva che il padre nel 1937, aveva fatto erigere per ricordare il luogo ove la statua della Madonna è stata scaricata dal carro agricolo che da Garopoli (villaggio di Dinami) l’aveva portata fino a Galatro…

Quella pietra benedetta dal Vescovo De Chiara, è ancora la, nascosta sotto un compatto strato di cemento e definitivamente sepolta dal bitume della strada interpoderale Salice-Castellace realizzata alla fine degli anni settanta per consentire il rapido e diretto collegamento tra il centro e le contrade montane. Allorché è stata tracciata quella nuova arteria, infatti nessuno si è ricordato che proprio quel suolo era stato destinato alla chiesa rurale e che, in previsione che, un giorno, il progetto potesse essere recuperato, sarebbe stato più opportuno deviare la strada.

L’idea di costruire una chiesa nei pressi dell’antica edicola votiva, infatti, fu ripresa a metà degli anni novanta per iniziativa di un gruppo di giovani che trovarono subito il sostegno del parroco Don Agostino Giovinazzo. Quei giovani, nella consapevolezza che gli enti (così come per il passato) avrebbero risposto picche alle loro eventuali richieste di contributi, hanno deciso di fare tutto a loro spese, col contributo (anche lavorativo) degli abitanti della zona.

Si cercò una nuova ubicazione non molto distante da quella scelta nel 1964 per non allontanarsi troppo dalla bianca edicola della ‘Cona’ che da sempre è luogo sacro per tutti quei fedeli che nella Madonna della Montagna vedono la loro celeste protettrice.

Toccò ancora una volta al parroco andare a chiedere alla vedova del Duca avv. Nicola Riario Sforza, signora Gun Vivian Niklasson, la donazione del nuovo suolo per la chiesa. E la donna, dimostrando di essere dotata di grande umanità e di profondo senso di altruismo, anche per non essere da meno alla generosità precedentemente dimostrata dal defunto marito, non deluse le aspettative. Anzi per soddisfare appieno le esigenze dei devoti delle contrade montane, fece donazione di una superficie maggiore di quella che circa 30 anni prima era stata elargita alla parrocchia dalla famiglia del Duca Sforza. Ed ha dato alla prebenda parrocchiale poco più di un quarto di ettaro. Non soltanto il suolo necessario alla costruzione della chiesa, dunque, ma anche per la realizzazione degli spazi di pertinenza necessari per l’annuale festa e per realizzare le vie di comodo accesso alla moderna costruzione.

Da parte sua l’architetto Antonio Lamari, professionista con animo e radici galatresi, si è offerto di provvedere alla redazione del progetto. E Don Agostino avviava la necessaria macchia burocratica amministrativa…

A distanza di oltre 35 anni dalla prima entusiasmante cerimonia, in maniera più semplice e senza grandi clamori, si ripeteva, infatti, la manifestazione di inizio ufficiale dei lavori di costruzione della chiesa rurale di contrada Castellace.

Il moderno tempio è stato aperto ufficialmente al culto il 12 agosto 2005, a dieci anni esatti dall’avvio della pratica per la sua costruzione, in occasione del pellegrinaggio alla Cona e dell’avvio dei festeggiamenti “ferragostani” organizzati dall’apposito Comitato. C’era qualche piccolo lavoro che doveva essere ancora ultimato, ma il parroco Don Cosimo Furfaro ha voluto che si aprisse lo stesso, non solo per dare agli abitanti la possibilità di partecipare alle funzioni domenicali, ma anche per appagare il desiderio dei moltissimi emigrati che avevano contribuito alla costruzione della chiesa. […]

Circa 10 anni dopo, lunedì 11 agosto 2014, in quello che per gli abitanti delle contrade montane rappresentava il giorno del grande appuntamento dei festeggiamenti della Madonna, presenti il Sindaco, Carmelo Panetta, il Comitato e numerosi fedeli col parroco Don Giuseppe Calimera, il Vescovo Mons. Francesco Milito con una solenne celebrazione consacrava l’altare e benediva il fonte battesimale.

La chiesa, a pianta rettangolare, è orientata sulla stessa asse dell’antica ‘Cona’: est-ovest. Posta quasi al centro dell’area, vi si accede attraverso una serie di percorsi pedonali e di un portico che immette nello spazio liturgico. L’impianto ad una navata, risulta dominato dalla prospettiva dell’altare leggermente rialzato; la stessa navata è illuminata dalla luce che filtra dalle finestrature policrome laterali, rivolte verso la vallata, e da due porte a tutta altezza a quadratoni.

(Cfr. UMBERTO DISTILO, Una chiesa, una parrocchia, Edidisum 2014, pp.245-284)