Già nella prima metà del XV secolo, tra le chiese consacrate presenti sul suo territorio, Galatro annoverava quella dedicata al Patrono San Nicola. Insieme a tutte le altre, anche quella fu rasa al suolo dal disastroso evento sismico del 5 febbraio 1783.

Anteriormente a tale data la chiesa parrocchiale di Galatro si trovava nel quartiere che, proprio in onore del Santo patrono, si chiamava (e in molti atti ufficiali conserva ancora tale denominazione) “Rione san Nicola”, rione che, oggi, corrisponde a tutta la parte bassa della sezione Montebello.

La chiesa, infatti, sin dalla sua prima edificazione – ovvero sin dalla prima metà del XIV secolo -  è stata costruita là dove oggi c’è la chiesa di Maria SS. della Montagna.

La distrutta chiesa parrocchiale, secondo quanto si legge nei verbali delle visite pastorali era a due navate.

Dagli stessi verbali è possibile dedurre che la parrocchiale era molto ben tenuta, ricca di altari importanti – molti dei quali eretti come jus patronatus dalle agiate famiglie locali – e, soprattutto, provvista di preziosi arredi e di opere d’arte di gran pregio. Tra le altre ricordiamo solo la quattrocentesca statua marmorea di san Nicola (che all’epoca era posta sull’altare maggiore) e la pala marmorea del tabernacolo che era nella cappella del Santissimo e che, dissotterrata dalle macerie del terremoto, successivamente è stata parzialmente utilizzata per abbellire l’altare maggiore della chiesa della Montagna.

Il terremoto ridusse la chiesa ad un cumulo di rovine e dopo quel tragico evento, i fedeli pretesero che, per soddisfare le loro esigenze spirituali, dovessero poter disporre almeno di un luogo di culto. Tutti loro, che dalla forza distruttrice del terremoto avevano visto ridurre in informi ammassi di macerie le loro tredici chiese, chiedevano a gran voce che venisse ricostruita almeno l’arcipretale chiesa parrocchiale.

Fu così che, per assicurare ai fedeli la possibilità di partecipare alla cele­brazione dei sacri riti e sopperire alla completa mancanza di luoghi di culto, il parroco del tempo, don Nicola Garuffi, inizialmente provvide alla costruzione di una baracca di rustiche tavole in attesa che potesse essere realizzato un tempio più decoroso e capiente.

Successivamente è stato deciso di realizzare la parrocchiale nella stessa località nella quale la maggior parte dei cittadini aveva cominciato a costruire il nuovo centro urbano.

Ultimata in pochi anni, con grande entusiasmo e partecipazione dei fedeli, la nuova parrocchiale è stata aperta al culto nel 1792 (nove anni dopo il terremoto). Per corredarla dell’altare maggiore, su conforme parere del principe di Strongoli inviato speciale di Ferdinando IV, è stato smontato e magistralmente ricomposto il trittico marmoreo che per oltre due secoli aveva costituito il monu­mentale altare della chiesa di Santa Maria Della Valle voluta e fatta costruire a proprie spese, nel 1517 ed “in solo lateranense”, dal feudatario e barone di Galatro, Mons. Andrea della Valle, vescovo di Mileto.

La basilicale chiesa era crollata al suolo, ma l’altare aveva miracolosamente resistito, rimanendo pressoché integro alle ripetute violente scosse di terremoto. Pertanto, è stato possibile trasferirlo alla nuova chiesa. In questa nuova parrocchiale è ancora possibile ammirare le tre statue (San Giovanni Battista, la Madonna Della Valle e San Giovanni Evangelista) in tutta la loro solenne cinquecentesca bellezza.  Il trittico, attribuito ad Antonello Gagini ed alla sua scuola, costituisce materia di studio per molti cultori, studiosi e critici della nostra arte rinascimentale.

In questa stessa chiesa si conserva pure la quattrocentesca statua in marmo bianco alabastrino riprodu­cente le sembianze di san Nicola vescovo e confessore, Patrono del paese. Tale opera, pregevolis­sima per stile ed esecuzione, proviene dalla distrutta chiesa abbaziale annessa al convento basiliano di San Salvatore della Chilèna, convento tra i più attivi ed importanti in Cala­bria fino alla prima metà del 1400.

La nuova chiesa, dopo meno di due anni dall’ultimazione dei lavori fu visitata dal vescovo Mons. Enrico Capece Minutolo. In quell’occasione, ha lasciato scritto nel verbale che ha amministrato il sacramento della cresima a molti adulti e che ha trovato la chiesa in ordine.  All’epoca erano stati ultimati gli altari laterali del Patrono San Nicola (sul quale era posta all’adorazione del fedeli la statua in marmo), l’altare di San Michele Arcangelo (di Jure patronato della famiglia Sufrà), l’altare dell’Immacolata Vergine Maria (mantenuto dalla carità dei fedeli) e l’altare del SS. Crocifisso (di Jure patronato della famiglia Joculano). Gli altri due altari laterali (quello delle Anime del purgatorio e quello di San Francesco di Paola) sono stati costruiti negli anni immediatamente successivi.

Dal verbale della visita pastorale che cento anni dopo, nel 1890, ha effettuato il vescovo De Lorenzo, apprendiamo anche la disposizione e la dedicazione dei vari altari laterali. Il visitatore, infatti, annota che entrando sul lato destro c’era l’altare di san Rocco, poi quello della Beata Maria Vergine in cielo Assunta e infine quello dell’Immacolata. A sinistra, invece, il primo era quello di san Francesco di Paola, il secondo quello delle Anime del Purgatorio e il terzo quello di san Nicola, con la statua di marmo nella nicchia.

Un anno dopo la visita del vescovo De Lorenzo, la mattina del 1° agosto 1891, si è verificato il quasi totale crollo del soffitto e del tetto con notevoli danni a  tutta la chiesa.  I lavori di restauro sono stati molto accurati e non si sono limitati solo alla ricostruzione del tetto e del soffitto giacché in alcuni punti del sacro edificio è stato necessario ricostruire ex novo la sua struttura muraria.

Lo splendore della parrocchiale rifatta a nuovo durava poco.

Gli eventi tellurici dell’8 settembre del 1905 e poi quello del 28 dicembre 1908, infatti, la danneggiavano seriamente.

Originariamente la chiesa presentava una facciata barocca (pregiata opera di maestran­ze locali) mentre tutto l’interno ad ampia navata unica era decorato in sobrio ordine jonico. I vari interventi di restauro conservativo successivi ai terremoti, soprattutto per le insufficienti disponibilità economiche, sono stati sempre parziali, affrettati e rabberciati tanto da peggiorare ed impoverire sempre più l’originaria de­corazione che abbelliva l’interno e da cancellare la settecentesca facciata principale, poi completamente e arbitrariamente modificata dai restauri del 1956.

Nel corso dei lavori eseguiti nel 1946 e del 1956 sono stati eliminati anche due (dei quattro) altorilievi stucchei riproducenti gli evangelisti realizzati nel 1892 dall’artista Francesco Morano di Polistena e coi quali il giovane parroco del tempo, Bruno Antonio Marazzita, aveva inteso rendere più bella e più ricca d’arte la chiesa.

Per contro, nel corso di questi stessi lavori, mediante la realizzazione di un muro parallelo a quello perimetrale della chiesa è stato unito il campanile alla sagrestia. Così facendo è stato chiuso lo spazio libero appartenente allo stesso ente ecclesiastico e, con l’attuazione dell’apposito tetto, è stata ottenuta (ex novo) la saletta ricreativa che, appena ultimata, è stata utilizzata come aula dell’asilo parrocchiale istituito dall’Oda e, successivamente, anche come luogo di culto, nel periodo in cui, nell’85, la chiesa è stata temporaneamente inagibile per consentire che venissero eseguiti alcuni lavori di restauro, finanziati dalla Regione ed autorizzati dalla Soprintendenza ai beni artistici di Cosenza.

All’interno della stessa si conservano altre opere di notevole pregio artistico: le statue lignee di San Nicola, San Rocco e dell’Immacolata Concezione (tutte del noto scultore calabrese Domenico Delorenzo) e quella dell’Assunta (di scuola calabrese)  nonché vari pezzi di argenteria. Tra questi:, due calici: uno, proveniente dalla Chiesa della Valle, datato 1612, ed un altro, tutto lavorato a sbalzo ed a cesello, che, per essere stato restaurato nel 1713, lascia chiaramente intendere che potrebbe essere stato realizzato almeno mezzo secolo prima da argentieri napoletani (o siciliani).

Al  1731, invece, risale un parato completo (Piviale, pianeta, tonacelle e manipoli) ricamato in seta ed oro zecchino, appartenuto a Don Bruno Godano che, come procuratore della venerabile chiesa di Santa Maria della Valle, a imperituro ricordo della sua alta dignità religiosa, insieme al suo nome volle ricamato anche il triregno papale.

In questa chiesa (in attesa di restauro) si conserva anche l’unico dipinto settecentesco giunto fino a noi (prima degli ultimi restauri era fissato al soffitto della navata). Raffigura l’Assunta ed il suo ultimo restauro risale al 1892, ad opera dell’artista Nicola Valentino. Gli altri tre dipinti antichi (quello di san Rocco, di san Francesco e delle Anime del Purgatorio) sono stati irresponsabilmente distrutti durante i lavori del 1946 e del 1956.



Umberto Distilo